black sand dunes

“qui arriva l’idea straordinaria, il puro genio: il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio: il campo gravitazionale è lo spazio. Questa è l’idea della teoria della relatività generale. Lo «spazio» di Newton, nel quale si muovono le cose, e il «campo gravitazionale», che porta la forza di gravità, sono la stessa cosa. È una folgorazione. Una semplificazione impressionante del mondo: lo spazio non è più qualcosa di diverso dalla materia: è una delle componenti «materiali» del mondo. Un’entità che ondula, si flette, s’incurva, si storce. Non siamo contenuti in un’invisibile scaffalatura rigida: siamo immersi in un gigantesco mollusco flessibile. Il Sole piega lo spazio intorno a sé e la Terra non gli gira intorno perché tirata da una misteriosa forza, ma perché sta correndo diritta in uno spazio che si inclina. Come una pallina che rotoli in un imbuto: non ci sono misteriose «forze» generate dal centro dell’imbuto, è la natura curva delle pareti a fare ruotare la pallina. I pianeti girano intorno al Sole e le cose cadono perché lo spazio si incurva. Come descrivere questo incurvarsi dello spazio? Il più grande matematico dell’Ottocento, Carl Friedrich Gauss, il «principe dei matematici», aveva scritto la matematica per descrivere le superfici curve bidimensionali, come la superficie delle colline. Poi aveva chiesto a un suo bravo studente di generalizzare il tutto a spazi curvi di dimensione tre o più. Lo studente, Bernhard Riemann, aveva prodotto una ponderosa tesi di dottorato, di quelle che sembrano completamente inutili. Il risultato era che le proprietà di uno spazio curvo sono catturate da un certo oggetto matematico, che oggi chiamiamo la curvatura di Riemann e indichiamo con R. Einstein scrive un’equazione che dice che R è proporzionale all’energia della materia. Cioè: lo spazio si incurva là dove ci sia materia. È tutto. L’equazione sta in una mezza riga, non c’è altro. Una visione – lo spazio che si incurva – e un’equazione. Ma dentro quest’equazione c’è un universo rutilante. E qui si apre la ricchezza magica della teoria. Una successione fantasmagorica di predizioni che sembrano i deliri di un pazzo, e invece sono state tutte verificate dall’esperienza.” (from “Sette brevi lezioni di fisica (Opere di Carlo Rovelli Vol. 1) (Italian Edition)” by Carlo Rovelli)

Quantum Mechanics (not to mention Strings and Multi-universes psychedelia) appears too crazy for me, and will always be as I guess I do not have enough notions plus it does not seem to fit into my brain’ settings. That is probably why I find it fascinating. According to one of the quantum theories, It’s all – we are all – about irregularities of a field!!!

I just finished reading (and partially understanding) the book “A Brief History of Time: From the Big Bang to Black Holes” by Stephen Hawking. Every night I couldn’t wait to read some pages more before falling asleep and continuing travelling the Universe in my mind. How understanding the origin of the Universe could lead to the formulation an Unified Theory (and vice-versa) and the Anthropic Principle are takeaways I am looking forward to further exploring.

“The Anthropic Principle says that the universe has to be more or less as we see it, because if it were different there wouldn’t be anyone here to observe it. … As an example of the power of the Anthropic Principle, consider the number of directions in space. It is a matter of common experience that we live in three-dimensional space. That is to say, we can represent the position of a point in space by three numbers. For example, latitude, longitude and height above sea level. But why is space three-dimensional? Why isn’t it two, or four, or some other number of dimensions, like in science fiction? In fact, in M-theory space has ten dimensions (as well as the theory having one dimension of time), but it is thought that seven of the ten spatial directions are curled up very small, leaving three directions that are large and nearly flat. It is like a drinking straw. The surface of a straw is two-dimensional. However, one direction is curled up into a small circle, so that from a distance the straw looks like a one-dimensional line. Why don’t we live in a history in which eight of the dimensions are curled up small, leaving only two dimensions that we notice? A two-dimensional animal would have a hard job digesting food. If it had a gut that went right through, like we have, it would divide the animal in two, and the poor creature would fall apart. So two flat directions are not enough for anything as complicated as intelligent life. Read more